Home Cronaca Palermo, lo smartphome della bimba che sarebbe morta per la #blackoutchallenge non è ancora stato sbloccato

Palermo, lo smartphome della bimba che sarebbe morta per la #blackoutchallenge non è ancora stato sbloccato

da Giornalettismo

«Voleva essere la regina, la star di TikTok e c’è riuscita. È finita proprio come voleva lei», ha affermato il padre della bimba di 10 anni che è morta di soffocamento, Andando a vedere le ultime notizie sulle indagini, però, emerge come quella del video della #blackoutchallenge finito su TikTok sia solo un’ipotesi – abbiamo fatto l’analisi dell’hashtag – considerato che gli informatici sono ancora a lavoro per riuscire a entrare nel cellulare della piccola. Cellulare che era protetto da un codice di sblocco che solo lei conosceva.

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Le prove de coinvolgimento di TikTok che mancano

Tutto considerato, quindi, quella della morte causata per caricare il video di una sfida estrema su TikTok con lo smartphone rimane una possibilità al vaglio degli inquirenti ma è bene – sia nei titoli che nei testi degli articoli o sui social – avere la cautela massima parlando di un caso delicato come questo. Repubblica ha raccolto una testimonianza da parte del padre che, tra le altre cose, ha affermato: «Temo che qualcuno l’abbia contattata in privato. Quando si è soffocata per TikTok non era in sé». Gli organi della piccola sono stati donati: «Il dono più bello che potevamo fare. Perché mia figlia era allegra, generosa, e avrebbe fatto cosi. Tre bambini vivranno grazie a lei e rivivrà in loro», ha detto il padre 33enne che – insieme alla madre della bimba – ha altre due figlie ed è in attesa di una bimba a giorni.

Era una bimba molto social ma anche ubbidiente

Aveva moltissimi account social e con lo smartphone si divertiva: «Rubava sempre il cellulare a sua madre e scaricava TikTok. Allora ci siamo arresi. Ballava e cantava, scaricava tutorial per truccarsi o per acconciare i capelli. Avrebbe voluto fare l’estetista da grande. Pubblicava questi video su TikTok e era anche una bambina molto ubbidiente». Parlando dello smartphone, il padre ha sottolineato che non c’è mai stata necessità di controllarlo: «Non ho mai avuto l’esigenza di controllarla e infatti non le ho mai sequestrato il cellulare per vedere cosa facesse. Perché tra noi non c’erano segreti. È la regola della famiglia: ci si dice tutto e ci si aiuta tutti».

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Autore:

Ilaria Roncone

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