Home Cronaca Chi è l’italiano medio che crede, accetta e condivide solamente la narrazione russa della guerra

Chi è l’italiano medio che crede, accetta e condivide solamente la narrazione russa della guerra

da Giornalettismo

Sono pochi rispetto alla maggioranza, ma – come spesso accade in queste occasioni – i loro gridi social (a distanza) provano a coprire il rumore fragoroso delle esplosioni in Ucraina. Sono gli italiani pro-Putin, quelli che utilizzano i social per condividere mera disinformazione, facendo sponda solo ed esclusivamente a quel che viene raccontato dal Cremlino. Nonostante le immagini, nonostante le storie di chi è lì in quel Paese invaso e travolto da una guerra per la volontà di un solo uomo (contestato anche in patria per queste decisioni, anche se è solito silenziare le proteste con gli arresti). Tentano di etichettare come “bufala” qualsiasi racconto tragico provenga da Kyiv, Kharkiv, Mariupol, Odessa e da tante altre città parlando di messinscene. Lo fanno dando libertà alle loro dita su una tastiera per propinare al prossimo fake news (e teorie della cospirazione) per dimostrare che quella guerra sia una fake news. Incappando sempre negli stessi errori.

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Analizzando quel che è accaduto e sta accadendo in rete (sui vari social) fin dall’alba di giovedì 24 febbraio – giorno dell’inizio dell’offensiva militare russa in Ucraina, con tanto di attacchi missilistici che non si sono mai fermati – abbiamo provato a tracciare un profilo (non un identikit) per immortalare quali sono le tendenze ideologiche di quegli utenti italiani pro Putin. Quelli che condividono solo ed esclusivamente la narrazione che proviene dal Cremlino e dai media finanziati dallo Stato russo che, oramai, sono ridotti a un ruolo da megafono di questa propaganda. Facciamo riferimento, per essere piuttosto chiari, a tutti quei media che continuano a non utilizzare la parola “guerra”, limitandosi a ripetere a pappagallo la “lezioncina” sulla cosiddetta “operazione speciale”, come disse Vladimir Putin fin dall’inizio.

Italiani pro Putin, chi sono gli utenti che “tifano” Russia

Non faremo nomi e cognomi, ma ci limiteremo a fornire alcuni dettagli che emergono dalle varie argomentazioni presenti sui social (in particolare Facebook, Twitter e Telegram). Un dato che non è passato inosservato è quello che riguarda la stretta correlazione tra gli italiani pro Putin e gli italiani no vax. Sulla famosa applicazione di messaggistica istantanea creata da Pavel Durov, infatti, emerge una stretta correlazione tra chi è stato protagonista della propaganda anti-vaccinista e chi ha deciso di affidarsi solamente alla narrazione russa di questa guerra in Ucraina. E proprio lì, nei gruppi e i canali che hanno fatto disinformazione attorno a tutto ciò che riguardava e riguarda la pandemia da Covid, che arrivano fantasiose versioni di una realtà distopica (e falsa).

Ne abbiamo trovato testimonianza (non faremo i nomi dei canali per evitare di facilitarne la diffusione) in diversi casi. Il più recente (facendo sponda su quel tweet dellAmbasciata russa in UK, ma anche su quella in Italia) riguarda l’attacco all’ospedale di Mariupol: prima è stata messa in circolo la bufala del nosocomio svuotato e in cui ci sarebbero stati (al momento dell’attacco missilistico) solamente milizie di un fronte neonazista (il battaglione di Azov); la seconda in merito alla presunta “attrice” truccata per simulare gli effetti dell’esplosione in quell’ospedale che, secondo la falsa narrazione russa, era vuoto. Peccato che, come è stato spiegato in tutte le salse, quella donna – Marianna Podgurskaya – fosse realmente incinta e ricoverata nel reparto maternità dell’Ospedale di Mariupol. E, oltretutto, poco dopo l’attacco ha anche dato alla luce una bambina.

E, prima dell’attacco a Mariupol, molti degli utenti iscritti ai canali nati come “no vax” per protestare contro misure restrittive per contenere la curva epidemiologica del virus in Italia (con annesso Green Pass) avevano iniziato a condividere filmati che, secondo le loro intenzioni, dimostrerebbero come in Ucraina non ci sia alcuna guerra e che le immagini mostrate dai media siano solamente delle messinscena. Peccato che, nel tentativo di dimostrare questa realtà parallela, falsa e distopica, su quei canali Telegram e su Twitter la loro fantasia si sia fermata ala condivisione di evidenti video di backstage (già presenti online da anni) di alcuni film e serie televisive.

Il lato politico

Insomma, c’è un’evidente correlazione tra chi ha fatto (e fa tuttora) propaganda no vax sui social e gli italiani pro Putin. In tutte le salse: da chi possiede una cartolibreria (esplicitamente dichiarato sui social) e dice che la guerra è una bufala, a sofisti vari della rete che su Twitter esaltano lo Stato libero rappresentato dalla Russia. E se a questi ultimi – gli stessi che gridano e hanno gridato alla dittatura sanitaria – occorrerebbe un corso accelerato in storia contemporanea (ma anche un viaggio in quelle zone per poi perdere il vizio di fare i leoni da tastiera da un comodo divano del Bel Paese), ci sono anche quelli che agiscono dal punto di vista politico. Nei giorni scorsi, Bellingcat ha realizzato un suo approfondimento sul cosiddetto Male State“, un gruppo che produce contenuti di odio online in favore della Russia e fomenta anche gli altri utenti. In Italia, però, non sembra esistere un gruppo così cospicuo che viaggia a ranghi serrati e univoci. Almeno non sulle principali piattaforme social.

Sta di fatto che gli italiani pro Putin si dividono in estremisti. Ideologicamente estremisti. Troviamo l’estremista di destra che, in realtà, dovrebbe opporsi (proprio per ideale nostalgico) a quella che Putin ha definito “denazificazione” dell’Ucraina. Poi ci sono gli estremisti di sinistra: coloro i quali stanno dalla parte del Cremlino – riuscendo a non aprire gli occhi neanche davanti alle evidenze – perché assolutamente avversi alla Nato e agli Stati Uniti. In questo caso – a differenza del precedente legame ideologicamente correlato all’anti-vaccinismo – la sponda degli italiani pro Putin è insospettabilmente variegata e di difficile definizione. Questo fronte eterogeneo, però, è molto ridotto rispetto alla reale percezione della maggior parte degli utenti italiani.

(foto Zumapress)

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Autore:

Enzo Boldi

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