Home Cronaca La procura di Torino ha chiesto a Telegram di sequestrare il canale “Basta dittatura” (e Telegram non ha risposto)

La procura di Torino ha chiesto a Telegram di sequestrare il canale “Basta dittatura” (e Telegram non ha risposto)

da Giornalettismo

Come si fa a scrivere a Telegram e quale ruolo ha l’autorità giudiziaria nei confronti dei contenuti presenti all’interno del servizio di messaggistica istantanea? Il quadro è perfettamente delineato da questo esempio che ci arriva direttamente dalla procura di Torino e che parla della questione Basta dittatura, il canale all’interno del quale si erano diffuse diverse informazioni false a proposito delle vaccinazioni e che aveva fatto da strumento per pianificare le manifestazioni (che hanno avuto uno scarso successo) presso le stazioni ferroviarie, per protestare contro l’introduzione dell’obbligo di green pass sui treni a lunga percorrenza.

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Procura Torino e Telegram, la richiesta e la (mancata) risposta

Il pubblico ministero, ravvisando ipotesi di reato come istigazione a delinquere e ripetute violazione della privacy, intende bloccare il canale che è stato individuato essere l’elemento di propaganda per commettere questi presunti reati. E il canale è proprio questa chat su Telegram. Per far sì che l’azienda potesse procedere con l’oscuramento del canale, la procura ha inviato una mail a un indirizzo dedicato dal servizio di messaggistica. Proprio questa modalità sembra essere piuttosto insolita: la procura ha infatti seguito il percorso delle Collaborazioni volontarie scelto da Telegram per chiedere aiuto ai suoi utenti relativamente a possibili violazioni commesse attraverso la piattaforma.

Tendenzialmente, la procura si è comportata, insomma, come qualsiasi utente. Il problema è che non è detto che Telegram darà una risposta solo in virtù del ruolo istituzionale dei magistrati. E infatti, stando alle ultime dichiarazioni di stampa, da Telegram non è arrivata alcuna risposta e il canale Basta Dittatura è ancora attivo (con 44mila iscritti, gli utenti sono in aumento). La procura, quindi, per ottenre una risposta potrebbe pensare a una rogatoria internazionale.

Ancora una volta, però, il fatto che Telegram sia irraggiungibile a stretto giro dalle autorità italiane dimostra quanto sia complesso lavorare sul fronte della disinformazione e di vari reati commessi a messo web (diffamazione, diffusione di materiali pedopornografici e revenge porn, ad esempio). Occorrerebbe valutare uno specifico iter normativo per casi come questo. Ma, al momento, siamo in presenza di un vero e proprio vicolo cieco.

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Autore:

Gianmichele Laino

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